Passa ai contenuti principali

Antropologia

 La questione dell'identità
La credenza secondo la quale le pratiche culturali competono le une con le altre e possono essere confrontare e misurate non sembra essere del tutto errata. Invece di focalizzarsi su «civiltà», «tradizioni» inalterate o «culture» oltremodo coerenti, potrebbe essere preferibile valutare le nostre preferenze estetico-morali e scientifiche per una data pratica culturale senza ascrivere la singola pratica alla «cultura», «razza» o «storia»  dell’individuo che decide di farla propria.
Infatti, sembra pressoché impossibile misurare e dimostrare con evidenza irrefutabile una relazione necessaria, o persino esclusiva, fra la «società», «cultura» o «civiltà» nella quale gli individui si trovano a vivere e le specifiche azioni e pratiche concrete che essi compiono nelle loro interazioni quotidiane. Nell’attribuire valore e preferenza ad una singola pratica – appositamente isolata dal resto delle pratiche di una data «cultura» – appare ragionevole assoggettare le credenze che la sorreggono ad uno scrutinio critico sulla base di criteri razionali ed intersoggettivi. In altre parole, non sembra né interessante né ragionevole discutere o giudicare sfavorevolmente un intero modo di vivere, cioè una «cultura» o «civiltà» considerata nella sua totalità come un sistema integrato di pratiche culturali interrelate. 

Il corpo


Il corpo, la   salute e la malattia sono al nostro sguardo realtà di per sé evidenti, ma sono anche e soprattutto costruzione sociale prodotta e riprodotta in campi sociali che chiudono solo momentaneamente l’esperienza dell’essere-avere un corpo in una definizione sempre parziale e mai definitiva.
 La relazione tra mente e corpo, tra il sé e l’altro non può che essere orientata dalla circolarità tra essere e avere un corpo, da una metabolizzazione, elaborazione creativa dell’altro, della sua differenza.  La mente e il corpo hanno una dimensione relazionale. Tra gli elementi peculiari dell’identità l’altro è parte costitutiva.
La dinamica mobile e processuale che dà forma mai definita una volta per tutte all’identità è sussunta sulla scena sociale in una relazione dialogica che mi (in)forma di nuove possibilità espressive del corpo, in un processo di retroazione tra me e l’altro. Non c’è alcuna dimensione umana e sociale nel mio io allo specchio, nell’identico a me stesso, non c’è mente che non viva e non si nutra nella circolarità e nella reciprocità tra il sè e l’altro da sè.


 
 

Commenti

  1. Bene gli aggiornamenti agli argomenti più recenti... buon lavoro!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Psicologia

Milgram   Stanley Milgram, psicologo e assistente universitario 26enne dell'Università di Yale, che per indagare le dinamiche di obbedienza all'autorità concepì uno dei più celebri (e discutibili, dal punto di vista etico) esperimenti sociali di sempre. Cavie inconsapevoli. Milgram pubblicò su un giornale locale un annuncio per reclutare "volontari pagati", che partecipassero a un esperimento sull'apprendimento. I soggetti, tra i 20 e i 50 anni di età, furono accolti da uno sperimentatore che spiegò loro le dinamiche del fantomatico "test", per indagare gli effetti della punizione sulla capacità di imparare. Ai volontari venne affidato il ruolo di "insegnanti": ogni qualvolta gli allievi (complici dello sperimentatore sotto mentite spoglie) avessero dato la risposta sbagliata, gli insegnanti avrebbero dovuto dare loro una scossa, premendo un pulsante per azionare un generatore di corrente elettrica. Lo sperimentatore incor...

Sociologia

La carriera del deviante Si considera deviante un comportamento sociale dissonante con quelli accettati e praticati da un gruppo, da un'organizzazione o da un sistema sociale latamente inteso. Tale definizione implica, ovviamente, un'idea di normalità e di patologia sociale che è per molti aspetti connessa ai valori culturali e ai principi etici di una comunità, e quindi passibile di evoluzione. Alla fine dell'Ottocento, con gli studi di G. Tarde e di E. Durkheim, la sociologia ha prodotto una prima teoria della devianza, superando la pura e semplice classificazione dei comportamenti basata sulla correlazione fra reati e variabili empiriche di tipo statistico (età, sesso, istruzione, condizione economica). Durkheim, in particolare, giunge a collegare esplicitamente la devianza con il fenomeno dell'anomia in quanto allentamento dei vincoli di controllo sociale e tendenziale crisi dell'ordine comunitario. Più tardi, R. K. Merton individuerà nello s...