Che cos'è la psicologia sociale?
Le teorie:
La psicologia sociale comprende tutti gli studi rivolti a chiarire il fenomeno dell'influenza sociale. Si estende all'indagine dei comportamenti dei diversi gruppi sociali e degli individui come membri di tali gruppi. Le ricerche della psicologia sociale forniscono elementi che permettono di proporre dei termini come massa, gruppo, ruolo, e delle modalità di comportamento come il conformismo. I dati fondamentali furono forniti da un ricercatore statunitense nel 1936, e sono considerati come il debutto della psicologia sociale ad impostazione scientifica. Lo psicologo in questione è Muzafer Sherif, a lui si devono i primi lavori sulla comparsa delle norme di gruppo.
La psicoanalisi:
La psicoanalisi, di cui padre fondatore è Sigmund Freud, si differenzia dai modelli psicologici dominanti in quanto considera la comprensione della vita cosciente dell'uomo come subordinata alla comprensione della sua vita psichica inconscia. Freud soprattutto fu artefice di un cambiamento di approccio per ciò che riguarda lo studio dei problemi psicopatologici, i quali passarono da un'idea organica del problema, a un'idea psicologica, per cui scavando al di sotto della soglia di coscienza sarebbe stato possibile intervenire in modo efficace sui problemi psichiatrici.
Sulla base di queste premesse Freud costruisce un sistema teorico articolato e una tecnica terapeutica, la psicoanalisi. Già dalla fine dell'Ottocento egli terminò di mettere a punto il metodo delle libere associazioni per la cura della nevrosi. Freud ipotizza l'esistenza di forze e pulsioni sconosciute alla coscienza le quali determinano il comportamento. Queste sarebbero il risultato di un accumulo di energia psichica la quale crea nell'uomo il bisogno di scaricare la tensione. Tali forze sono regolate da due leggi fondamentali: il principio di piacere (sogni, lapsus, ecc) e il principio di realtà (attuazione, differimento o abbandono di desideri e ambizioni).
Gli esordi americani:
Sempre negli anni quaranta, viene importata negli Stati Uniti la Psicologia della Gestalt che apre la strada all'importanza dell'elaborazione percettivo-cognitiva degli stimoli da parte degli individui. La teoria della Gestalt pone cioè l'enfasi su fenomeni, così come l'individuo li percepisce e li vive, contribuendo così a far abbandonare l'idea della “tabula rasa” e il paradigma della scuola di Wilhelm Wundt, la quale voleva ricondurre l'esperienza psicologica a singoli elementi costitutivi.
La mente viene quindi studiata in base alla sua capacità innata di strutturare attivamente la realtà. La conoscenza non è più ritenuta come semplice risultato della somma dei singoli stimoli, ma si afferma l'idea che il tutto è più della somma delle parti. La tendenza a non analizzare le singole unità che costituiscono una configurazione può peraltro dar conto di quella che viene detta rigidità percettiva. Wolfgang Köhler diede evidenza empirica a quanto affermato dalla Gestalt, dimostrando che il funzionamento della mente di fronte ad un problema è un processo “produttivo”, che non avviene sulla base di tentativi ed errori, ma attraverso un preciso atto mentale che porta a cogliere la relazione tra gli elementi presenti nel campo percettivo così da strutturarlo cognitivamente, da qui la rigidità mentale a cambiare idea una volta che il problema è stato inquadrato in una determinata maniera.
Kurt Lewin, allievo di Kohler, trasferì i principi della Gestalt allo studio dei gruppi ed elaborò la teoria del campo. Per campo si intende la totalità dei fatti coesistenti ad un dato momento nella loro interdipendenza (spazio di vita, ambiente sociale; spazio fisico; spazio di confine, dove si incontrano il mondo interno e quello esterno). Questo approccio permette sia di studiare il rapporto tra persona e società, sia le dinamiche del gruppo sociale. Il gruppo, che è qualcosa di più della somma dei suoi membri, ha struttura propria, fini peculiari e relazioni con altri gruppi. In questa definizione di gruppo riecheggia il concetto di “destino comune”. La teoria del campo rappresentò così un vero e proprio cambio di paradigma, per cui la psicologia sociale non si sarebbe più interessata dell'individuo isolato, ma dei suoi rapporti con l'ambiente, così come veniva percepito dall'individuo stesso. Anche la metodologia di ricerca veniva modificata: il ricercatore infatti sarebbe intervenuto nell'ambiente osservato modificando il campo di forze e osservandone le conseguenze. Proprio questa nuova metodologia permise di studiare la leadership nelle sue accezioni democratiche, autoritarie e lassiste. Ricreando cioè questi tre scenari, il ricercatore poté osservare i vantaggi del sistema democratico rispetto alle altre forme di leadership.
Lewin estese le sue ricerche anche su altre questioni politico-amministrative, giungendo alla conclusione che il coinvolgimento dei cittadini alle problematiche generali portava una loro maggiore collaborazione e quindi maggior successo, rispetto alla semplice propaganda o coercizione.
La teoria evoluzionistica:
La psicologia sociale dunque si occupa essenzialmente di analizzare fenomeni specifici, rintracciandone le cause immediate sia che siano riconducibili all'assetto mentale dell'individuo, sia all'interazione tra singoli o tra gruppi. Inoltre il comportamento sociale viene studiato in termini di influenze sociali, emarginando le tesi genetiche. Infatti, nonostante la grande influenza delle teorie Darwiniane, il determinismo biologico mal si conciliava con l'esigenza di trovare nuove strade per il cambiamento sociale che in quel periodo veniva richiesto agli studiosi. Le teorie di Darwin sono tornate ad essere riapplicate alla materia, favorendo la nascita di aree di studio come la psicologia evoluzionistica, la psichiatria darwiniana e la psicologia sociale evoluzionistica.

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